Alla Camera passa il ddl sul libro. Ali: “Una giornata storica”

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La legge sul libro è stata approvata dalla Camera con 406 voti favorevoli e l’astensione solo di Forza Italia. Si avvia quindi a diventare legge, nonostante la limatura degli stanziamenti da parte della Commissione Bilancio. <<Una giornata storica per il mondo del libro>> commentano Ali Confcommercio, Sil Confesercenti e Adei associazione degli editori indipendenti, ed esprimono una grande soddisfazione per una <<legge che finalmente fa giocare tutti alla pari e premia la concorrenza basata sulla competenza e non sul potere o sul monopolio>>. Il ddl per la promozione del libro e della lettura prevede un premio annuo di 500mila euro per la città capitale del libro (che prenderà vita sul modello della capitale della cultura), la nascita del bollino di qualità per le librerie, soldi alle scuole per la formazione di personale che si occupi delle biblioteche interne, “patti locali” con reti di pubblico e privato per sostenere la lettura e, soprattutto, la conferma del limite agli sconti fissato al 5%, il 15% solo per i libri scolastici. Proprio su questo ultimo punto sono in netta polemica gli editori dell’Aie, che hanno convocato stamattina un comitato di presidenza urgente per fare il punto. I deputati hanno invece garantito fino all’ultimo un sostegno bipartisan. Il Ministro della cultura Bonisoli conferma l’importanza di <<una legge per incentivare la lettura>> e si augura che anche <<il Senato possa celermente far sì che questo testo diventi al più presto una legge dello Stato>>.

COMUNICATO CONGIUNTO DA PARTE DEI PRESIDENTI DI CONFCOMMERCIO PALERMO, CONFCOMMERCIO MESSINA, CONFCOMMERCIO SIRACUSA, CONFCOMMERCIO ENNA E CONFCOMMERCIO CALTANISSETTA.

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L’Ufficio Studi di Confcommercio ha presentato oggi un rapporto sui cambiamenti dell’economia delle regioni italiane negli ultimi dieci anni e sull’evoluzione dei divari territoriali, “Nord Italia verso l’Europa, Sud altrove”. Senza un cambio di rotta i problemi strutturali del Mezzogiorno si aggraveranno, “allontanandolo” sempre più dal resto del Paese.

<<Dai dati siciliani emerge tutta la drammaticità di una situazione che nell’arco di dieci anni è mutata in negativo, con commercio e servizi, che pur rimanendo settori preminenti dell’economia siciliana, pagano in modo pesante più di ogni altro settore una crisi sistemica alla quale la classe politica che ci governa non è stata capace di far fronte con provvedimenti diretti, snelli ed efficaci utili a salvare migliaia di piccole imprese costrette a chiudere i battenti>>. Lo affermano i presidenti di Confcommercio Palermo Patrizia Di Dio, Confcommercio Messina Carmelo Picciotto, Confcommercio Siracusa Elio Piscitello, Confcommercio Enna Maurizio Prestifilippo e Confcommercio Caltanissetta Massimo Mancuso. <<Una delle cause della crescita della disoccupazione giovanile è ascrivibile all’interruzione del ciclo naturale che portava i figli a raccogliere l’eredità professionale dei loro padri. Oggi, purtroppo, occuparsi di commercio non paga e quindi assistiamo ad un quadro disarmante e privo di prospettive per i più giovani. C’è un sistema economico al collasso, soprattutto nelle aree interne di una Sicilia che non riesce ad inserire più i suoi giovani nel mondo del lavoro e che li costringe all’emigrazione. Purtroppo, di fronte alla freddezza dei numeri c’è poco da fare se non lanciare un ultimo appello affinché chi ha un ruolo istituzionale metta in campo tutte le azioni utili a trovare tutte le soluzioni possibili, a partire da quel gap infrastrutturale e dai costi di collegamento con la Sicilia che condizionano inevitabilmente tutte le attività imprenditoriali>> concludono i presidenti.

<<Messina è la città metropolitana che sta soffrendo di più>>. Ad affermarlo è un Carmelo Picciotto seriamente preoccupato, secondo il quale <<solo mettendosi fianco a fianco in un progetto di Alleanza Territoriale, con uno sforzo unitario d’azione, si può tentare di invertire la rotta. Solo ora si sta capendo il male fatto a Messina da una politica incompetente e irresponsabile. Occorre un disegno politico di sviluppo economico che guardi anche e soprattutto al territorio e alle piccole imprese. Bisogna anzitutto pensare a potenziare le infrastrutture per cogliere appieno le occasioni di crescita. Sono fiducioso e credo che la nuova classe politica della nostra città possa creare una “rete” che metta in relazione anche la camera di commercio e le organizzazioni sindacali al fine di disegnare un quadro di sviluppo unitario>>.

Il Mezzogiorno si “allontana” dall’Europa

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L’Ufficio Studi Confcommercio ha presentato il rapporto “Nord Italia verso l’Europa, Sud altrove”, un rapporto sui cambiamenti dell’economia delle regioni italiane negli ultimi dieci anni e sull’evoluzione dei divari territoriali. L’Italia centro-settentrionale ha già raggiunto l’obiettivo di Lisbona 2020 di un tasso occupazionale del 67%. Il Sud è ancora al 48,2% nel 2018, con meno della metà delle persone tra i 24 e i 64 anni occupate. Al Nord Est la quota è più alta di quasi 25 punti rispetto al Mezzogiorno (73%), al Nord Ovest è del 71,6% e al Centro del 67,8%. La media nazionale si attesta così al 63%. Il divario nelle opportunità di lavoro contribuisce a fare del Sud, con le parole del direttore dell’ufficio studi Mariano Bella, <<un luogo di passaggio per chi ha la possibilità di andare altrove>>. Tra il 2015 e il 2018 la popolazione del Mezzogiorno è diminuita di oltre 222 mila unita. Questo spopolamento è destinato ad aumentare nei prossimi 20 anni, quando l’Italia perderà un milione di persone, in base alle dinamiche demografiche registrare dall’Istat, un problema che secondo Confcommercio è <<sottovalutato per le città e per il commercio>>.

<<Concordo con quanto afferma il presidente Sangalli, se vuoi vincere la partita della crescita non puoi giocare con un uomo in meno, senza le risorse del Mezzogiorno – asserisce il presidente di Confcommercio Messina Carmelo Picciotto. Per ridurre i divari territoriali non servono politiche assistenziali, ma occorre migliorare l’accessibilità, le infrastrutture e sfruttare al meglio i fondi strutturali europei puntando sul turismo>>.

Negli ultimi dieci anni il Pil pro capite del Sud è calato del 10%, a fronte dell’1,9% del Nord-Est. <<Un’economia ferma e senza una vera prospettiva di ripresa aggrava i problemi strutturali del Mezzogiorno, allontanandolo sempre più del resto del Paese>> afferma Sangalli.

La rinomata Pasticceria Di Pietro si rinnova. Inaugurato il nuovo angolo bar-gastronomia

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La Pasticceria Di Pietro, da oggi, è anche bar e gastronomia. Presenti all’inaugurazione, tra gli altri, il Presidente di Confcommercio Carmelo Picciotto ed il Consigliere Confcommercio Corrado Andrè.

Picciotto ha subito sottolineato la capacità di Loredana Ermini, proprietaria della pasticceria e storica socia Fipe-Confcommercio, di mettere insieme professionalità e qualità per valorizzare l’eccellenza culinaria locale, il made in Sicily, tanto da diventare un punto di riferimento in città per tutti i turisti in cerca di prodotti tipici messinesi.

Per Andrè <<il settore della pasticceria sta vivendo uno straordinario cambiamento nelle tecniche di produzione, nelle tendenze di consumo e di ristorazione. Vorremmo organizzare un forum dedicato alla pasticceria chiamando proprio Loredana per analizzare le direttrici di sviluppo della pasticceria e proporre alle altre aziende associate a Confcommercio idee concrete per migliorare il proprio modello di business, ottimizzare il rapporto con la clientela, vincere le attuali sfide di mercato>>.

VOUCHER PER CONSULENZA IN INNOVAZIONE

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Lo scorso 1 luglio 2019 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dello sviluppo economico “Voucher per consulenza in innovazione”, con cui sono state adottate le disposizioni attuative dell’intervento diretto ad agevolare l’acquisizione di consulenze manageriali finalizzate a sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale delle PMI e delle reti d’impresa.

Il decreto in commento prevede le disposizioni applicative del contributo a fondo perduto in forma di Voucher introdotto dalla Legge di bilancio 2019 per le micro, piccole e medie imprese per l’acquisto di consulenza in processi di trasformazione tecnologica e digitale, nonché in processi di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali.

Soggetti Beneficiari
Possono beneficiare delle agevolazioni le imprese che risultino possedere, alla data di presentazione della domanda nonché al momento della concessione del contributo, i seguenti requisiti:

a. qualificarsi come micro, piccola o media impresa ai sensi della normativa vigente;
b. non rientrare tra le imprese attive nei settori esclusi dal regime “De Minimis”;
c. avere sede legale e/o unità locale attiva sul territorio nazionale e risultare iscritte al Registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente;
d. non essere destinatarie di sanzioni interdittive e risultare in regola con il versamento dei contributi previdenziali;
e. non essere sottoposte a procedura concorsuale e non trovarsi in stato di fallimento, di liquidazione anche volontaria, di amministrazione controllata, di concordato preventivo o in qualsiasi altra situazione equivalente, ai sensi della normativa vigente;
f. non aver ricevuto e successivamente non rimborsato o depositato in un conto bloccato aiuti sui quali pende un ordine di recupero.

Possono inoltre beneficiare del contributo le reti d’impresa, purché il contratto di rete configuri una collaborazione effettiva.

Spese ammissibili
Sono ammissibili le spese sostenute a fronte di prestazioni di consulenza specialistica rese da un manager dell’innovazione qualificato, indipendente e inserito temporaneamente, con un contratto di consulenza di durata non inferiore a nove mesi, nella struttura organizzativa dell’impresa o della rete.

Sono escluse dalle spese ammissibili quelle per servizi di consulenza specialistica relative alle ordinarie attività amministrative aziendali o commerciali.

Il contenuto e le finalità delle prestazioni consulenziali e le relative modalità di svolgimento, devono risultare dal contratto di consulenza specialistica sottoscritto tra l’impresa o la rete di imprese e la società di consulenza o il manager dell’innovazione.

È costituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico l’elenco dei manager per l’innovazione abilitati allo svolgimento degli incarichi manageriali.

Le attività consulenziali devono essere svolte attraverso l’applicazione di una o più delle tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0 individuate tra le seguenti:

a. big data e analisi dei dati;
b. cloud, fog e quantum computing;
c. cyber security;
d. integrazione delle tecnologie della Next Production Revolution (NPR) nei processi aziendali, anche e con particolare riguardo alle produzioni di natura tradizionale;
e. simulazione e sistemi cyber-fisici;
f. prototipazione rapida;
g. sistemi di visualizzazione, realtà virtuale (RV) e realtà aumentata (RA);
h. robotica avanzata e collaborativa;
i. interfaccia uomo-macchina;
j. manifattura additiva e stampa tridimensionale;
k. internet delle cose e delle macchine;
l. integrazione e sviluppo digitale dei processi aziendali;
m. programmi di digital marketing, quali processi trasformativi e abilitanti per l’innovazione di tutti i processi di valorizzazione di marchi e segni distintivi (c.d. “branding”) e sviluppo commerciale verso mercati;
n. programmi di open innovation.

Le consulenze potranno anche essere indirizzate a supportare i processi di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali, attraverso:

a. l’applicazione di nuovi metodi organizzativi nelle pratiche commerciali, nelle strategie di gestione aziendale, nell’organizzazione del luogo di lavoro, a condizione che comportino un significativo processo di innovazione organizzativa dell’impresa;
b. l’avvio di percorsi finalizzati alla quotazione su mercati regolamentati o non regolamentati, alla partecipazione al Programma Elite, all’apertura del capitale di rischio a investitori indipendenti specializzati nel private equity o nel venture capital, all’utilizzo dei nuovi strumenti di finanza alternativa e digitale quali, a titolo esemplificativo, l’equity crowdfunding, l’invoice financing, l’emissione di minibond.

Determinazione e misura del contributo
L’agevolazione è costituita da un solo contributo nel periodo di durata della misura, in forma di voucher concedibile in regime “de minimis”.

Il contributo è erogato in funzione della tipologia di beneficiario:

• Micro e piccole imprese: contributo pari al 50% dei costi sostenuti fino ad un massimo di 40 mila euro;
• Medie imprese: contributo pari al 30% dei costi sostenuti fino ad un massimo di 25 mila euro;
• Reti di imprese: contributo pari al 50% dei costi sostenuti fino ad un massimo di 80 mila euro.

Presentazione delle domande e procedura di concessione ed erogazione del voucher
Con decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese del MISE, entro trenta giorni dalla data di pubblicazione del decreto sarà approvato il modello di domanda di ammissione al contributo e i termini per la presentazione.

Cumulo
Il contributo non è cumulabile con altre misure di aiuto in esenzione da notifica aventi ad oggetto le stesse spese ammissibili.

Rete Imprese italia: “No al salario minimo per legge, valorizzare la contrattazione collettiva”

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<<La contrattazione collettiva garantisce già condizioni e strumenti per sostenere i redditi e individuare modalità per migliorare la produttività. Evitare la proliferazione di “contratti pirata”, sottoscritti da organizzazioni prive di rappresentatività, che generano dumping salariale>>.

Rete Imprese Italia ribadisce la sua posizione sul salario minimo. <<Ribadiamo la nostra forte contrarietà alla regolamentazione per legge del salario minimo: la contrattazione collettiva garantisce già condizioni e strumenti per sostenere i redditi e individuare modalità per migliorare la produttività. Quello che bisogna evitare è, invece, la proliferazione di “contratti pirata”  – sottoscritti da organizzazioni prive di rappresentatività – che generano dumping salariale e determinano l’applicazione di trattamenti economici non congrui rispetto a quelli dei contratti collettivi stipulati da chi realmente rappresenta il mondo delle imprese e del lavoro>>. <<Andrebbe, allora, dato valore legale ai minimi contrattuali stabiliti dai contratti collettivi sottoscritti dai soggetti comparativamente più rappresentativi e, insieme, andrebbe resa più incisiva la vigilanza degli organi ispettivi>>. <<Occorre, inoltre, agire – prosegue la nota – per una progressiva riduzione della pressione fiscale – ferme  restando la necessaria attenzione agli andamenti della finanza pubblica e la prosecuzione  dell’azione di contrasto e recupero dell’evasione e dell’elusione fiscale – per rendere più pesanti le buste paga dei lavoratori e per dare impulso ai consumi delle famiglie ed agli investimenti delle imprese>>. <<La fissazione ex lege del salario – conclude Rete Imprese Italia – sminuirebbe, invece, il ruolo svolto dalla contrattazione collettiva per la individuazione di trattamenti economici congrui e coerenti e rischierebbe di colpire anche tutele collettive e sistemi di welfare integrativi>>.

Fnaarc: “Conoscere l’e-commerce per affrontare le sfide del mercato”

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L’e-commerce sta modificando in profondità lo scenario economico. Fnaarc, la Federazione degli agenti e rappresentanti di commercio aderente a Confcommercio, ha realizzato con Format Research (sponsor Randstad) una ricerca (distribuita capillarmente agli associati attraverso i sindacati Fnaarc territoriali) per conoscere a fondo questo fenomeno e saper efficacemente integrare le opportunità che può offrire nel rapporto tra azienda mandante e agente. <<Guardarlo – scrive nell’introduzione alla ricerca il presidente di Fnaarc Alberto Petranzan – in un’ottica positiva>> perché <<può aprirci a nuove e importanti strade>>. L’obiettivo della ricerca è chiaro, prosegue il presidente di Fnaarc: consentire agli agenti di commercio di approcciare l’e-commerce. <<La premessa rimane tuttavia altrettanto cristallina: Fnaarc è convinta che nessun nuovo protagonista possa competere senza osservare regole, per questo parlare di digitale non significa dimenticare che, in regime di libera concorrenza, ci battiamo ogni giorno per regolamentare l’e-commerce affinché possa concorrere in maniera positiva alla crescita collettiva dei settori in cui va ad inserirsi e più in generale del nostro Paese>>. Insomma, sottolinea Petranzan: <<A pari tasse, pari obblighi>>. La ricerca Fnaarc-Format analizza l’e-commerce, ma fa innanzitutto una fotografia degli agenti di commercio. <<Occorre guardare alle criticità per affrontare le sfide e tenere il passo con i tempi>> afferma Petranzan e la ricerca evidenzia certamente alcuni dati critici: in Italia gli agenti di commercio sono oltre 231 mila, in calo del 13,3% dal 2009. Categoria, inoltre, con un’età media elevata: più di 48 anni. Dall’analisi dell’e-commerce che emerge dalla ricerca risulta in particolare un tasso di penetrazione degli acquisti online in costante crescita nel nostro Paese: 22 milioni di acquirenti, + 10% rispetto al precedente anno (dato 2017). E in meno di 10 anni il numero degli “users”, cioè chi effettua almeno un acquisto online durante l’ultimo anno, è quasi raddoppiato tra la popolazione italiana: + 83,3%. In questo scenario in progressiva evoluzione quali scelte devono compiere gli agenti e rappresentanti di commercio? <<Ci sono alcuni elementi molto importanti – rileva Petranzan – che la ricerca individua>>. La velocità: nell’era di Internet è un valore decisivo. Il cliente si aspetta di ricevere subito una risposta o di essere contattato entro pochissimo. Da questo punto di vista i clienti sono sempre più esigenti nei confronti degli agenti e pretendono tempi di reattività minimi. Servizio di pre e post vendita: è necessario offrire una costante ed affidabile consulenza ai clienti. Dalle informazioni e le soluzioni sui prodotti al fornire, ove si renda necessario, un’assistenza tecnica di primo livello nella fase di post-vendita. Ma occorre anche saper fornire consulenza ai clienti sul mercato di riferimento: tendenze, innovazione e sviluppi tecnologici, politiche della concorrenza e un aggiornato quadro normativo. <<Il know how – sintetizza Petranzan – è un valore aggiunto: altrimenti si combatte solo sul prezzo con il concreto rischio di soccombere>>. Disponibilità: l’agente di commercio deve anche sapersi distinguere per la sua reperibilità. Telefonicamente ed utilizzando i vari canali che oggi il web mette a disposizione (email, Whatsapp, Facebook ecc.). <<Come Fnaarc un nostro compito fondamentale – afferma Petranzan – è favorire, attraverso la formazione, il cambiamento della professione di agente. E il ruolo che l’agente di commercio ha nelle vendite online di un’azienda rappresentata deve entrare a pieno titolo negli Accordi economici collettivi>>. La ricerca documenta la valutazione degli agenti di commercio sul ruolo svolto nelle vendite online delle proprie aziende mandanti: il 46,5% degli agenti ritiene di averlo e solo al 35,3% questo ruolo viene riconosciuto economicamente. <<Fnaarc – conclude Petranzan – punta a certificare questo ruolo>>.