Conte “sfida” la sua maggioranza su riduzione Iva e Decreto semplificazioni

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Il premier vuole rilanciare i consumi con una “scarica del defibrillatore”. Vuole sfidare Pd e Leu, che preferirebbero tagliare ancora il cuneo fiscale o mettere tutto sulla Cig. Al Senato i numeri del governo sono a rischio.

Giuseppe Conte prova ad accelerare. Il piano di Rilancio per ripartire, ma anche i tanti nodi ancora da sciogliere e che rischiano di trasformare la maggioranza in un campo minato. Il premier ha sul tavolo il dossier che riguarda il decreto Semplificazioni. Il lavoro, viene spiegato, va avanti, ma difficilmente il testo sarà pronto per approdare in Consiglio dei ministri questa settimana, slittando – di fatto – a luglio. Pesa ancora la distanza che esiste tra il M5S e il Pd sul codice degli Appalti. Premono per una sospensione di 3 anni i pentastellati, più cauti i dem che non sposano in toto la linea un commissario per ogni opera, caldeggiata invece da Matteo Renzi.Intanto il presidente del Consiglio riunisce i capidelegazione dei partiti che sostengono il Governo.

C’è da tirare le somme su una prima bozza del piano di rilancio, che Conte aveva annunciato già per questa settimana. Una riduzione, sia pur temporanea dell’Iva, resta sul tavolo, nonostante le critiche trasversali arrivate dalla stessa maggioranza. “Il governo valuta ogni opzione e poi prende le sue decisioni”, taglia corto Roberto Gualtieri, che ribadisce “l’esigenza” di riprendere il lavoro sulla riforma fiscale: “Non siamo a bocce ferme”, assicura. Conte, nel day after degli Stati generali, condivide: “Con il contributo di tutti, l’Italia può e deve ripartire”.Intanto, però, è il Pd ad andare in pressing. Nicola Zingaretti, dopo aver chiesto a più riprese un cambio di passo finita la gestione dell’emergenza sanitaria, non vede la svolta e lancia un avviso ai naviganti:  Questo governo ha già abbassato le tasse e aumentato i salari. Con la stessa determinazione la maggioranza dovrebbe chiudere dei capitoli aperti da troppo tempo, legati alla rinascita italiana: penso ad Alitalia, ad Autostrade o all’ex Ilva di Taranto. Lo hanno detto tutti, anche il presidente Conte, ma ora bisogna davvero chiudere”, taglia corto.

A Palazzo Chigi la volontà di accelerare c’è. Il premier vede a palazzo Chigi Gualtieri e De Micheli sul dossier Autostrade: “Si chiude”, assicura chi segue il dossier. Presto sul tavolo arriverà il ‘faldone’ Alitalia. I dem sono convinti che esista un grosso rischio crisi, se il Governo non riuscirà a mettere a segno due o tre mosse per dare risposte ai cittadini. “Segnaliamo situazioni che possono trasformarsi in problemi futuri, ma è un avviso a fin di bene”, assicurano dal Nazareno. Intanto, con l’addio della senatrice Alessandra Riccardi al M5S e la sua adesione alla Lega, i numeri per la maggioranza a Palazzo Madama si fanno sempre più traballanti. I voti ‘ufficiali’ a favore dei “giallorossi” sono a quota 160: 95 del M5s, 35 del Partito democratico, 17 di Italia viva, 5 di Liberi e uguali, 6 delle Autonomie e 2 del Maie. La maggioranza assoluta è a quota 161 e, fare affidamento sui senatori a vita – la storia politica recente insegna – non può certo far dormire sonni tranquilli a Conte e compagni.

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