Messina seconda città siciliana per qualità della vita, al 95esimo posto. Ultima Agrigento, 107esima sulle 107 italiane

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Trento la prima, Agrigento l’ultima. E’ la collocazione che hanno le due città italiane nella classifica, per qualità della vita, stilata per il 2019 da ItaliaOggi e l’Università La Sapienza, in collaborazione con Cattolica Assicurazioni, giunta alla sua ventunesima edizione, che studia la qualità della vita analizzando affari e lavoro, ambiente, istruzione, tempo libero e turismo di 107 città italiane.

Messina è posta al 95esimo posto, guadagnando due posizioni rispetto allo scorso anno (97esima) ma ben 5 tornando al 2017, quand’era al centesimo posto.

Come ovvio, quasi l’intero Meridione è nelle postazioni più basse della classifica: qualità della vita scarsa rispetto al resto del paese per 35 province su 38 del Mezzogiorno e delle isole. Il che significa, in termini di popolazione, che il 44% degli italiani vive con una qualità di vita insoddisfacente.

Dunque abbiamo Trento reginetta d’Italia per la qualità della vita nel 2019. La provincia autonoma, eccellenza per gli affari e il lavoro, l’ambiente, l’istruzione e la formazione, il tempo libero e il turismo; ‘Cenerentola’ è la siciliana Agrigento, risultata carente quasi sotto tutti gli aspetti e le dimensioni della qualità della vita (dagli affari e lavoro fino al tenore di vita) fatta eccezione per la dimensione demografica e per la sicurezza.

Per incontrare le prime province del Mezzogiorno bisogna scorrere la classifica fino ad arrivare al 69 e al 70 posto, dove compaiono le lucane Potenza e Matera.

In Sicilia, la prima provincia per qualità della vita è Ragusa, al 93esimo posto, seconda è, come detto, Messina al 95esimo. A seguire, Palermo (98esimo posto); Enna (99esimo); Siracusa (100esimo); Trapani (101esimo). Nel podio delle peggiori province siciliane in termini di qualità della vita ci sono Caltanissetta, in 103esima posizione, Catania 104esima, e fanalino di coda, appunto, Agrigento al 107esimo posto.

<<Un’economia ferma senza prospettive di ripresa aggrava i problemi strutturali del Mezzogiorno allontanandolo sempre di più dal resto del Paese>>. Questo il commento di Carmelo Picciotto, presidente di Confcommercio Messina, sui risultati della classifica.  <<Alcuni dati fanno capire bene l’entità del divario Nord-Sud: negli ultimi 10 anni il Pil pro capite in Italia è calato del 5,2%, al Sud di oltre l’8%; tra il 2015 e il 2018, mentre al Nord la popolazione tiene abbastanza, il Sud perde oltre 222mila persone, quasi il 75% dei 300mila residenti persi in tutta Italia; nel 2018, l’occupazione nel Mezzogiorno è cresciuta dello 0,7% rispetto al +0,9% dell’Italia. Nei primi 2 trimestri del 2019, gli occupati al Sud si riducono dello 0,4% a fronte di una crescita dell’Italia pari a +0,5%; nei primi 6 mesi del 2019 il tasso di disoccupazione nel Mezzogiorno è pari al 18,3% contro una media nazionale del 10,4%. E’ arrivato il momento di cambiare decisamente rotta>>.

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