Legittima difesa: “Ok a spese legali a carico dello Stato, no all’autodifesa”

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Il possesso di un’arma da parte dei commercianti per difendersi da eventuali aggressioni o rapine non viene vista come una soluzione al problema. “La morte di una persona, qualunque sia la colpa, è una tragedia. Magari l’esasperazione e l’emotività possono portare a compiere gesti che mai avremmo voluto compiere. E accade che dopo la persona non è più la stessa, e magari è costretta a chiudere la propria attività sia per una questione morale sia perché non può sostenere le spese legali qualora debba subire un processo”. A parlare è Anna Lapini, componente di giunta e incaricata per la legalità e la sicurezza di Confcommercio, nel corso del dibattito sul Ddl sulla legittima difesa. “Allo Stato noi chiediamo di garantire la sicurezza – aggiunge – ma dove questo non avviene è chiaro che deve contribuire ad aiutare gli imprenditori alle spese legali e in questo senso la nostra richiesta formulata nel corso di un’audizione parlamentare è stata accolta. Una norma che potrà permettere alle aziende di continuare a lavorare perché le statistiche ci dicono che il 95% di chi si trova in tali condizione chiude”.

“Noi diciamo no all’autodifesa. Solo il 10% di chi ha un’attività commerciale possiede un’arma e si riduce la quota di chi è propenso a dotarsene in futuro, come è emerso da una recente indagine condotta da Gfk per la Confcommercio, presentata in occasione della Giornata per la legalità il 21 novembre scorso. Più sicurezza vuol dire anche certezza della pena nei confronti di chi aggredisce (la chiede il 75% degli imprenditori) e maggiore protezione sul territorio da parte delle forze dell’ordine” conclude Lapini, anticipando l’iniziativa di una serie di workshop su ‘Gestione delle emozioni, una difesa in più’ che la Confcommercio organizza insieme a Isabella Corradini, presidente di Themis, centro ricerche socio-psicologiche e criminologico-forensi, che partiranno ad aprile. Un progetto pilota che si avvarrà anche della consulenza delle forze dell’ordine e della Guardia di Finanza e che porterà alla formulazione di un nuovo vademecum sulla falsariga di quello realizzato con la Questura di Milano, un tempo tra le zone più colpite dalla criminalità.

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