CITTÀ E CENTRI STORICI: IL RUOLO DEL COMMERCIO E DEL TURISMO DAL 2008 AD OGGI

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Giovedì 20 febbraio Confcommercio ha presentato, nel corso di una conferenza stampa, l’analisi aggiornata sull’evoluzione commerciale delle città dal 2008 al 2019.

Come cambiano le città e i centri storici
In Italia ci sono poche grandi città e molte città medie e piccole, con centri storici dal patrimonio storico-artistico ineguagliabile. E’ un unicum da cui partire per disegnare un futuro di trasformazione per il nostro Paese, rafforzare le economie urbane e contrastare
la desertificazione commerciale. Ma è proprio negli spazi urbani che sono più forti e visibili gli effetti del rapido cambiamento che la digitalizzazione imprime ai modi di vivere, produrre, acquistare e comunicare. In questo quadro diventa strategico il ruolo economico e, soprattutto, sociale di negozi di vicinato, pubblici esercizi, attività turistiche e servizi che, soprattutto nelle periferie, rappresentano anche un presidio fondamentale per alleviare la tensione sociale e il diffuso senso di insicurezza e per ricucire il legame tra persone, luoghi e imprese, favorendo percorsi di legalità. Per contrastare il crescente fenomeno dei negozi sfitti, ancor più evidente nei centri storici, è necessario attuare politiche di rigenerazione urbana innovative e favorire l’integrazione tra i vari livelli di governo e tra imprese, società, associazioni e anche singoli individui. Un terziario innovativo in grado di rafforzare i settori del commercio e del turismo, in un contesto urbano sempre più caratterizzato dall’economia dei servizi, consente di trasformare le città in luoghi di ideazione di nuovi prodotti e servizi e non solo di consumo.

Attività Confcommercio
Negli ultimi cinque anni l’attività di Confcommercio in questo ambito si è concentrata soprattutto sul tema della rigenerazione urbana, con l’obiettivo di riaffermare il ruolo centrale del terziario di mercato nello sviluppo delle città. Nel quadro del Protocollo, sottoscritto nel 2015 e rinnovato nel 2019, con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) sono stati organizzati numerosi incontri nel corso dei quali sono state confrontate
le buone pratiche, sviluppate dalle Associazioni territoriali con le rispettive Amministrazioni locali, in materia di marketing urbano, distretti urbani del commercio, urbanistica commerciale, recupero di spazi e aree dismesse, coesione sociale, innovazione, reti territoriali, valorizzazione turistica e del commercio tradizionale. I risultati di quest’esperienza, raccolti nella pubblicazione “Laboratorio nazionale per la rigenerazione urbana 2018. Un quaderno di buone pratiche”, sono stati diffusi, nel corso  del 2019, a livello nazionale e internazionale. Sempre nell’ambito dell’accordo con Anci, nel 2019, si è dato avvio ad un corso di formazione sui temi dell’urbanistica commerciale, rivolto ai rappresentanti del Sistema confederale e aperto agli amministratori locali.

Le proposte
A partire dalla rinnovata intesa con ANCI per la rigenerazione urbana, Confcommercio vuole favorire:
• a livello locale, la promozione di accordi tra la rete del Sistema Confcommercio e le Amministrazioni comunali, anche con il coinvolgimento di ampi partenariati locali, per realizzare progetti che valorizzino il commercio come parte integrante dello sviluppo e dell’identità urbana, secondo logiche di co-progettazione della città;
• a livello nazionale, la definizione di un Piano pluriennale per la rigenerazione urbana, dotato di un Fondo ordinario statale, per garantire la qualità fisica e infrastrutturale delle città e dare certezze a chi decide di investire in ambito urbano;
• a livello europeo, l’attuazione dell’Agenda urbana dando continuità al Programma nazionale per le città metropolitane, individuando misure di sostegno a favore delle piccole e medie imprese che operano nelle città e rilanciando la Strategia Nazionale per le Aree Interne.

Nota metodologica dell’Osservatorio sulla demografia delle imprese

Charts dell’Ufficio Studi Confcommercio

Dati della Sicilia (città per città)

FIMAA Messina, Giacomo Guardo è il nuovo Presidente

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Il Consiglio Direttivo FIMAA Messina, Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari, ha eletto Giacomo Guardo alla Presidenza della FIMAA messinese. Alla Vicepresidenza confermato Maurizio Alioto.

Il neo Consiglio Direttivo FIMAA Messina, Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari aderente a Confcommercio – (Agenti Immobiliari, Mediatori Merceologici, Mediatori Creditizi, Agenti in Attività Finanziaria), dopo le dimissioni di Mario Sindoni, ha eletto, nel Consiglio del 07/02/2020,  il nuovo Presidente della città siciliana.

Alla guida della FIMAA Messina è stato eletto  Giacomo Guardo, amministratore della C.I.A. srl, che subentra a Mario Sindoni, chiamato a succedere nel 2018 al compianto Angelo Di Bartolo.

Ad affiancare Guardo nella conduzione della Federazione messinese come Vicepresidente è stato confermato Maurizio Alioto.

Così il neo Presidente FIMAA Messina Giacomo Guardo ha manifestato il suo apprezzamento per la nuova investitura con cui andrà ad operare: “Prima di tutto ringrazio i Consiglieri che, con il loro voto, mi hanno dato fiducia dimostrando di avere apprezzato il lavoro fin qui svolto dalla nostra FederazioneUn grazie speciale, a nome di tutti, va sicuramente rivolto a Mario Sindoni che, con la sua preziosa presidenza, ha dato nuovo impulso alla realtà Associativa di Categoria messinese”.

C’è ovviamente tanto da fare – continua il neo Presidente – ma prima di tutto dovremo ripensare al ruolo che detiene attualmente la nostra Associazione di Categoria, valutare l’indice di gradimento che riscuote tra gli Agenti immobiliari e imparare a comunicare meglio con la nostra base per informare più adeguatamente sulla reale mole di lavoro che viene svolta quotidianamente da FIMAA Messina sul territorio e per l’economia del territorio. Tutto questo, però, dovrà prima di tutto passare da un’assunzione di maggiori responsabilità da parte degli Agenti immobiliari: compito della FIMAA Messina rimarrà quello già tracciato dalla presidenza Sindoni, e ancor prima da Angelo di Bartolo, che ci vede come traino per accrescere la professionalità della nostra Categoria e con essa la qualità dei servizi”.

FIPE BUSINESS SCHOOL FA TAPPA A MESSINA

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Fipe Business School non vuole essere un luogo di formazione, ma un contenitore di idee, competenze e tecniche manageriali accessibili alle imprese associate per il tramite delle associazioni territoriali.

Lo scopo è di costruire modelli e strumenti a disposizione delle imprese per migliorarne la capacità di stare sul mercato sia sotto il profilo commerciale che sotto quello della gestione, segnando in tal modo una profonda discontinuità nel campo dei corsi di formazione rivolti alle piccole imprese di pubblico esercizio.

Per maggiori informazioni contatta la segreteria FIPE Messina: 090/675524

LA VIA DELLA SILVER ECONOMY PER RILANCIARE L’ECONOMIA DEL PAESE

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Puntare sulla Silver Economy per rilanciare l’economia del Paese e dei singoli territori. Questo il tema portante del convegno “Silver & The City”, che si è tenuto all’interno dei Magazzini del Cotone a Genova, organizzato da Confcommercio e 50&Più in collaborazione con Confcommercio Genova alla presenza del sindaco Marco Bucci e del presidente di Confcommercio nazionale Carlo Sangalli. I numeri dell’economia “silver”, quella degli over 65, sono impressionanti: sono 14 milioni, sono cresciuti di oltre mezzo milione dal 2015 ad oggi, hanno una ricchezza media più alta del 13,5% di quella degli italiani, i loro consumi vanno a gonfie vele, spendono per musei, mostre, cinema e viaggi, il 17,4% di loro lavora e il 40% addirittura sostiene i figli e le loro famiglie, non vogliono essere chiamati vecchi o anziani, ma “persone mature”. Intorno a loro e per loro c’è un complesso di attività economiche, la cosiddetta Silver Economy, che offre servizi materiali e immateriali, beni e prodotti di consumo o investimento e varie forme di assistenza psicologica, riabilitativa e sanitaria: insomma, tutto ciò di cui i cosiddetti “silver” hanno bisogno. Dal punto di vista turistico, il valore economico del turismo senior è rilevante: secondo dati Censis, nel 2018 i consumi degli over 65 per viaggi e vacanze hanno superato i 4,9 miliardi di euro (con un incremento del 38,9% sul 2014-2018), di cui 2,2 miliardi destinati a vacanze con soggiorni di 2-3 notti e 2,6 miliardi per vacanze di 4 o più notti. Oggi l’over 65 è un turista attento e informato, in grado di vagliare, autonomamente, tra le molteplici proposte, la vacanza più adatta a lui. Presta attenzione al prezzo finale del pacchetto turistico, ma tiene conto anche della sua qualità e della sua sicurezza, verifica se ci sono valori aggiunti e controlla l’affidabilità del tour operator. Naturalmente non tutti gli over 65 si affidano al web. Molti, soprattutto coloro che hanno un’età che va oltre i 70-75 anni, si rivolgono alla propria agenzia turistica di fiducia.

Secondo il presidente di Confcommercio Messina Carmelo Picciotto <<bisogna portare investitori e puntare sulla Silver Economy, il turismo della Terza Età>>. I dati dicono che il giro di affari dell’economia d’argento è enorme: nella fascia oltre i 60 anni può arrivare a muovere più di cento miliardi. <<Messina ha le carte in regola per attirare questo turismo. Si propone come capitale internazionale dell’invecchiamento attivo per clima, enogastronomia, ambiente e cultura – prosegue Picciotto. È necessario offrire proposte allettanti per questo tipo di clientela, pacchetti vacanze, accordi con gli albergatori e i ristoratori. Ma si deve puntare sulla Terza Età attiva, perché non porta benefici solo al commercio ma anche al lavoro, con nuovi posti che si creano a ruota>>.

TARIFFE SIAE 2020 – RINNOVO DEGLI ABBONAMENTI ANNUALI PER MUSICA D’AMBIENTE

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Si ricorda che il termine per il rinnovo degli abbonamenti annuali SIAE per la musica d’ambiente nei pubblici esercizi scadrà il 29 febbraio 2020.
La SIAE non ha ritenuto di applicare alle tariffe concernenti la musica d’ambiente e i trattenimenti musicali l’incremento sui prezzi al consumo rilevato dall’ISTAT; di conseguenza dette tariffe non subiranno aumenti di prezzo rispetto al 2019.

E’ bene ricordare che le agevolazioni riconosciute dalla SIAE ai pubblici esercizi associati a FIPE sono vincolate al rispetto del termine di pagamento stabilito per l’abbonamento annuale fissato, per la musica d’ambiente, al 29 febbraio 2020. Oltre tale termine gli esercenti saranno tenuti al pagamento della tariffa intera senza sconto e con gli interessi di mora.

Si ricorda, inoltre, che da quest’anno gli associati non potranno più optare tra il nuovo modello tariffario introdotto nel 2017, commisurato alla superficie di somministrazione del locale, e quello precedente, determinato in base alla classificazione del locale. Dal 1° gennaio 2020, infatti, per tutti i nuovi abbonamenti e per i rinnovi verranno applicati esclusivamente i nuovi criteri.

A fronte di ciò gli associati che non vi avessero ancora provveduto dovranno provvedere a comunicare alla SIAE, sotto la loro responsabilità, la superficie dell’area di somministrazione dei loro locali ai fini dell’applicazione della tariffa ad essa corrispondente. Ciascun utilizzatore potrà modificare il parametro dei mq e ogni configurazione del proprio abbonamento attraverso il portale musica d’ambiente all’interno del sito www.siae.it  oppure recandosi presso l’Ufficio SIAE territorialmente competente. La SIAE ha già fatto presente che qualora il dato non sia stato ancora fornito dagli esercenti provvederà ad applicare le nuove tariffe sulla base della seguente tabella di conversione:

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Si ricorda che presso la sede territoriale di Messina è disponibile per gli associati il certificato Fipe che dà diritto alle agevolazioni riconosciute dalla SIAE ai pubblici esercizi.

NEGLI ULTIMI DIECI ANNI GIÙ LA SPESA ALIMENTARE, MA SALE IL SUO PESO SUL TOTALE DEI CONSUMI

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Negli ultimi dieci anni, a fronte di un calo generalizzato dei consumi, è cresciuta dal 17 al 18% l’incidenza della spesa alimentare sul totale dei consumi. E’ il dato principale dello studio “La spesa alimentare e l’evoluzione del commercio al dettaglio in Italia negli ultimi 10 anni”, diffuso in occasione della presentazione di Confali, il nuovo organismo confederale di coordinamento della filiera agroalimentare che unisce le sette Federazioni nazionali di categoria del comparto già presenti in Confcommercio: Assipan, Assocaseari, Confida, Fedagromercati, Federgrossisti, Fida e Uniceb. Dalla ricerca emerge, inoltre, che nel carrello della spesa scendono le voci dell’alimentazione tradizionale (pasta, carne, formaggi), tengono i prodotti ittici e sale la spesa per frutta e verdura e quella per i pasti fuori casa. E che in termini di spesa media mensile si registra un calo del 15,4% (da 546 a 462 euro), in linea con la riduzione dei consumi totali (-15,1%). Tra il 2008 e il 2019, infine, l’evoluzione del commercio al dettaglio ha registrato una riduzione di circa 73mila esercizi di tutte le dimensioni ad eccezione di alcune forme di vendita al di fuori dei negozi (+10.900 attività), in continua crescita soprattutto in due settori: distribuzione automatica di prodotti e vendite attraverso Internet.

INTRAPRENDENZA, QUALITA’ E SOSTENIBILITA’: COSÌ LA RISTORAZIONE BATTE LA CRISI.

bcfc3676f0df18cfebf6b176c1763784_XLCambiano i ritmi di vita, i luoghi di consumo, gli stili alimentari, ma una cosa è certa: la passione degli italiani per il ristorante e la buona cucina non accenna a tramontare. Al contrario. Se si guarda ai dati messi in fila da Fipe, la Federazione dei Pubblici esercizi, all’interno del rapporto 2019, infatti, si nota come il settore della ristorazione stia conoscendo una stagione estremamente dinamica. Gli italiani, infatti, non solo investono di più, ma lo fanno in maniera sempre più mirata, andando a ricercare la miglior qualità dei prodotti locali e un servizio attento alla sostenibilità ambientale. Una marcia in più per un comparto che si muove all’interno di un quadro congiunturale niente affatto semplice, con un 2019 che ha visto il moltiplicarsi di forme di concorrenza sleale nel mondo del food.

Il mondo della ristorazione– sottolinea il presidente di Fipe Lino Enrico Stoppani – è un grande asset della nostra economia e un patrimonio, anche culturale, del Paese. I dati parlano chiaro: con 46 miliardi di euro siamo la prima componente del valore aggiunto della filiera agroalimentare, continuiamo a far crescere l’occupazione e contribuiamo alla tenuta dei consumi alimentari: negli ultimi 10 anni, nonostante la crisi, gli italiani hanno speso sempre di più per mangiare fuori casa, riducendo al contrario la spesa in casa. Merito di un’offerta che cresce in segmentazione dei format commerciali, in qualità dell’offerta gastronomica e in professionalità. I milioni di turisti che arrivano in Italia mettono proprio bar e ristoranti tra le cose che maggiormente apprezzano del nostro Paese.”

Questo – asserisce Carmelo Picciotto, presidente di Confcommercio Messina e Fipe Messina – non è un settore dove si vive di rendita, come dimostra l’altissimo turnover imprenditoriale. I preoccupanti tassi di mortalità delle imprese confermano che ascolto del mercato e innovazione sono processi fondamentali per il successo. Conforta vedere che i nostri imprenditori si stanno dimostrando particolarmente attenti ad alcune nuove tendenze del mercato: sono in prima linea nella lotta allo spreco alimentare e molto sensibili sia al tema della sostenibilità ambientale che a quello della valorizzazione dei prodotti del territorio. Su questo punto giova ricordare che come settore acquistiamo ogni anno 20 miliardi di euro di materie prime alimentari sia dall’industria che all’agricoltura”.

A COLAZIONE E A PRANZO, VINCE IL FUORI CASA

Dall’analisi in dettaglio del rapporto 2019, si scopre che ogni giorno circa cinque milioni di persone, il 10,8% degli italiani, fa colazione in uno dei 148mila bar della penisola. Altrettante sono le persone che ogni giorno pranzano fuori casa, mentre sono poco meno di 10 milioni (18,5%) gli italiani che cenano al ristorante almeno due volte a settimana. Un vero e proprio esercito di persone che nel 2018 ha speso, tra bar e ristoranti, 84,3 miliardi di euro, l’1,7% in più in termini reali rispetto all’anno precedente e che nel 2019 ha fatto ancora meglio, arrivando complessivamente a spenderne 86 milioni.

La ciliegina sulla torta di un decennio che ha visto i consumi degli italiani spostarsi al di fuori delle mura domestiche: tra il 2008 e il 2018, infatti, l’incremento reale nel mondo della ristorazione è stato del 5,7%, pari a 4,9 miliardi di euro, a fronte di una riduzione di circa 8,6 miliardi di euro dei consumi alimentari in casa. Una cifra, quest’ultima, che nel 2019 è salita a 8,9 miliardi di euro. Una performance che consente al mercato italiano della ristorazione di diventare il terzo più grande in Europa, dopo quelli di Gran Bretagna e Spagna e che ha ricadute positive sull’intera economia italiana e in particolare sulla filiera agroalimentare. Ogni anno, infatti, la ristorazione acquista prodotti alimentari per un totale di 20 miliardi di euro, andando a creare un valore aggiunto superiore ai 46 miliardi, il 34% del valore complessivo dell’intera filiera agroalimentare.

PRODOTTI TRACCIABILI E ZERO SPRECHI

Nonostante la sperimentazione degli chef televisivi abbia raggiunto in questi anni livelli record, ciò che attira in maniera sempre più marcata i consumatori all’interno dei ristoranti è la tradizione. Il 50% degli intervistati da Fipe, infatti, cerca e trova nei locali che frequenta un’ampia offerta di prodotti del territorio, preparati con ricette classiche ma non solo. Il 90,7% dei clienti confessa di essersi fatto tentare da piatti nuovi e mai provati, mentre il 60,5% ammette di andare al ristorante anche per affinare il proprio palato. Tutti, o quasi, concordano, però su un punto: è fondamentale sapere ciò che si mangia. Il 68,1% dei clienti quando entra al ristorante, per prima cosa si informa sulla provenienza geografica dei prodotti, il 58,5% sui valori nutrizionali dei piatti e il 54,5% sull’origine e la storia di una ricetta. L’altro elemento che incide sulla scelta di un locale è la sua politica “green”. Sette consumatori su dieci sostengono infatti che sia importante che i ristoranti operino in modo sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale. Il che significa, per il 37,7% degli avventori, che portino avanti politiche contro lo spreco alimentare dotandosi di doggy bag o rimpiattini, per il 36,7% che utilizzino materie prime provenienti da allevameni sostenibili, mentre per il 33,3% che limitino l’uso della plastica. Solo meno di un italiano su tre rimane totalmente indifferente di fronte a questo tipo di politiche sostenibili.

UN MARCHIO DOC CONTRO L’ITALIAN SOUNDING

Quello dell’Italian sounding è un problema che si sta estendendo sempre più e che ormai non vede coinvolti solo i prodotti italiani. Sempre più numerosi sono infatti i casi di plagio all’estero dei marchi dei principali ristoranti e delle pasticcerie italiane più note. Per questo è stato creato il marchio di riconoscimento “ospitalità italiana”, attraverso il quale il nostro Paese certifica che si tratta di ristoranti che utilizzano prodotti italiani e si ispirano ad autentiche ricette italiane con una forte enfasi sulle cucine del territorio. La presenza è diffusa ovunque, dall’Europa all’Oceania: il Paese con il maggior numero di ristoranti certificati sono gli Stati Uniti d’America e la prima città è New York. In totale, sugli oltre 60mila ristoranti “all’italiana” presenti nel mondo, solo 2.200 hanno ottenuto questo importante riconoscimento.

DONNE, GIOVANI E STRANIERI. SEMPRE PIU’ OCCUPATI NELLA RISTORAZIONE

Secondo l’ultimo censimento disponibile, sono 336mila le imprese della ristorazione attualmente attive. Sono 112.441 quelle gestite da donne che scelgono in un caso su due di aprire un ristorante. 56.606 imprese sono, invece, gestite da giovani under 35. Sono infine 45mila le imprese che hanno soci o titolari stranieri. Nel mondo della ristorazione l’occupazione rimane stabile rispetto allo scorso anno (1,2 milioni di dipendenti di cui il 52% donne) ma sul lungo periodo mostra un’impennata notevole, soprattutto rispetto agli altri settori dell’economia nazionale. Negli ultimi 10 anni fa, infatti, i posti di lavoro, misurati in unità di lavoro standard, in bar e ristoranti sono cresciuti del 20%, a fronte di un calo dell’occupazione totale del 3,4%.

LUCI E OMBRE

Esistono alcune criticità strutturali nel mercato della ristorazione e alcuni fenomeni recenti. Da un lato il settore soffre ancora di un elevato tasso di mortalità imprenditoriale: dopo un anno chiude il 25% dei ristoranti; dopo 3 anni abbassa le serrande quasi un locale su due, mentre dopo 5 anni le chiusure interessano il 57% di bar e ristoranti. Un dato che fa il paio con la bassa produttività di questo settore: il valore aggiunto per unità di lavoro è di 38.700 euro, il 41% più basso rispetto al dato complessivo dell’intera economia. Nel corso degli ultimi 10 anni il valore aggiunto per ora lavorata è sceso di 9 punti percentuali. La novità risiede invece nelle piaghe dell’abusivismo commerciale e della concorrenza sleale. Nei centri storici, nel corso degli ultimi 10 anni, si è impennato il numero di paninoteche, kebab e (finti) take away di ogni genere (+54,7%), mentre sono diminuiti i bar (-0,5%). Il pubblico esercizio deve fare i conti con una concorrenza ormai fuori controllo. Crescono soprattutto le attività senza spazi, senza personale, senza servizi soprattutto nei centri storici delle città più grandi.

Questo – afferma il Presidente Stoppani – dipende da una molteplicità di fattori: i costi di locazione sono diventati insostenibili, il servizio richiede personale e il personale costa, gli oneri di gestione, a cominciare dalla Tari, sono sempre più pesanti. La scorciatoia e’ fatta da attività senza servizio, senza spazi e con personale ridotto all’osso, ed è favorita da politiche poco lungimiranti delle amministrazioni locali che consentono a tutti di fare tutto senza il rispetto del principio “stesso mercato, stesse regole” che per noi è alla base di una buona e sana concorrenzaLa disparità di condizioni non genera soltanto concorrenza sleale, ma finisce per impoverire il mercato stesso, la sicurezza dei consumatori e la qualità delle nostre città”.